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| Impressioni di pace |
| Cultura - belleARTI |
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"A political victory, a rise in rents, the recovery of your sick, or return of your absent friend, or some other quite external event, raises your spirits, and you think good days are preparing for you. Do not believe it. Nothing can bring you peace but yourself. Nothing can bring you peace but the triumph of principles." (Ralph Waldo Emerson - 1803 \ 1882) "Peace is not the absence of war; it is a virtue; a state of mind; a disposition for benevolence; confidence; and justice.( Baruch Spinoza - 1632\ 1677)" “Auferre, trucidare, rapere, falsi nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant” - Depredano, trucidano , rubano e questo lo chiamano col nome falso di impero; hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace” (Tacito, vita di Agricola 98 d.C.) Perche partire da tre citazioni? Quali correlazioni hanno? Cosa significano? Nel 98 d.C Tacito, con chiaroveggenza e semplicità espositiva annotava[.. hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace]. Cosa sta indicando? Qual’è il tono dell’affermazione?È una sentenza. Ciò che hanno chiamato pace implica una dimensione temporale, uno scarto di tempo. Qualcuno ha chiamato pace qualcosa che prima esiteva ma è stato cancellato. Dove prima c’era un qualcosa ora c’è un deserto che qualcuno ha chiamato pace. È una conseguenza, la pace, è un riflesso di qualcos’altro, una condizione oggettiva. che si verifica “dopo”. Indica la quiete dopo la tempesta. È lo specchio del deserto che è partorito. Nel 495 d.C il commediografo latino Plauto scrivendo la famosa Asinaria proclamò una delle più celebri frasi dell’antichita: lupus est homo homini – nella sua più celebre forma conosciuta come homo homini lupus. Facendo un salto nella piu moderna arte contemporanea il numero 198 di Dylan Dog riporta lo stesso titolo e viene citata la divinità Mazua, espressione di un’umanità bifronte. Da una prospettiva frontale della statuetta si puo infatti osservare l’uomo in condizione di pace, ruotandola di mezzo giro ecco che si presenta chiara la sua faccia guerriera, lo sguardo e la posa del combattente.Quale figura rappresenta meglio l’animo umano? Continuamente tormentato da questa doppia condizione dell’esistenza. Pace e guerra.Con semplicità stravolgente oggi, mentre studiavo il livello di regionalismo presente nell’area del mar Baltico, mi sono sentito rivolgere questa domanda: Cos’è la pace? Ci credi? Ho abbozzato una risposta, poi ho pensato fosse meglio analizzarla con piu calma questa domanda e provare a trarne una considerazione cercando di trovare un filo conduttore a quelli che sono stati i pensieri balenatimi in mente. Questa testo non è un affresco di Michelangelo di ampio respiro su un concetto che si potrebbe analizzare in mille differenti articoli e prospettive. È più un acquarello impressionista alla Monet, con schizzi di differenti colori sulla stessa tela. ****************** La pace è un concetto Decontestualizzato. Quando si parla di pace se ne parla sempre come se dovesse avere la P maiuscola. La pace è la pace tra i membri di una comunita e tra le comunità; di una etnia e tra le etnie; di un popolo e tra i popoli; di una nazione e tra le nazioni. La pace diventa argomento politico, diventa frutto di negoziati, di cessazione delle ostilità, di accordi siglati tra strette di mano, fasulle il più delle volte. Nel momento in cui il concetto di pace viene percepito come lontano dal sé, come fuori dalla propria portata allora, proprio in quell’istante, se ne perde il significato. La pace è un concetto che ha le sue radici nell’animo del singolo, non nell’animo della collettività o delle collettività. Il passaggio verso le collettività delle relazioni sociali(necessario) avviene solamente dopo un processo interiore cui ogni uomo è chiamato (tentato)a provare.La parola pace, etimologicamnte, deriva dalla radice sanscrita pak che sta ad indicare unire, legare. È un processo che porta a saldare le persone, le azioni, i propositi. La pace non è una meta, ma è un percorso; non è una stella, ma un cammino e come ogni cammino il passo piu difficile da compiere è sempre il primo. E avanzare passo dopo passo avendo la consapevolezza che sarà difficile, doloroso, arduo ma sapendo allo stesso momento che è meglio muoversi in direzione di un sogno che rimanere fermi ad ammirarlo da lontano. Mahatma Gandhi comprese profondamente questo quando dichiarò: “Let’s shake the world, but in a gentle way”. Lui scosse il mondo “letteralmente cammimando”, usando come arma il cammino stesso, per vent’anni, sulle strade dell’India. Con l’obiettivo di raggiungere un sogno che era concepito (dal mondo) come un’utopia “muovendosi verso di esso” e pensando ad esso come un cammino da coprire giorno dopo giorno con coraggio e pazienza. ( si potrebbero fare innumerevoli analisi storiche sul successo della strategia gandhiana del satyagraha in quegli anni; non è mio interesse scendere in analisi politiche ora ma solamente inquadrare il punto chiave del concetto) Dal momento in cui si comincia a pensare che la pace è un concetto politico, benchè inevitabilmente una delle infinite sfaccettature della parola abbia risvolti politici, lo si visualizza lontano dal sè, lo si vede come un stella irragiungibile come può essere l'uguaglianza sociale, una giustizia equa e reale e quant altro... per cui si perde l'interesse a concentrarsi su di essa come un processo da affrontare quotidianamente. Semplicemente e facilmente ognuno dice a sé stesso: è troppo lontano per me. Perchè dovrei io mettermi alla ricerca di qualcosa che è solo una utopia? Dove mi porterebbe questo cammino? Allora una nuova domanda si presenta. Perchè questo cammino verso la pace, cosi come il cammino verso la gioia o la felicità viene visto come utopico oggi? Quali sono le spiegazioni che portano alla rottura e alla distorta visione del concetto? Per rispondere a questo quesito diventa necessaria una analisi sociale, rapida, schematica e che possa essere immediatamente visualizzabile della nostra società comtemporanea. Cioè diventa necessario interrogarsi su quali meccanismi si verificano affinchè nella società moderna il concetto di pace sia più utopico di quello di guerra, e sopratutto perche è difficile pensare ad essa come ad un dimensione concreta dell’esistenza e quindi muoversi verso essa.La pace, cosi come la ricerca della felicita e del sogno ha un valore che è quasi, direi appositamente discriminante.Ciò che intendo è che il modello sociale in cui da circa due secoli oramai viviamo, capitalista – consumista, abolisce ed esclude lo spazio, sia fisico che mentale, per la riflessione personale e sociale. Il TEMPO SPESO( espressione chiaramente capitalista) per la ricerca di sè, in una società che come parole d’ordine ha competitività, produzione just-in-time, velocità di flussi finanziari, viene percepito come non produttivo e qundi non spendibile sul mercato dei rapporti economici e sociali in cui ogni giorno siamo avvolti. La pubblicità a cui siamo quotidianamente bombardati da ogni forma e mezzo di comunicazione, espressione rampante e aggressiva della società consumista, serve esattamente a questo scopo. Ad anullare i pensieri, i gusti, le ricerche per appiatirci su un livello sociale già accettato e dato dogmaticamente per veritiero senza bisogno che si debba riflettere sopra. Violenta la nostra anima senza che noi ce ne rendiamo conto.È più spendibile sul mercato dei rapporti sociali, al fine di essere più appetibili verso gli “altri” (esattamente come un qualsiasi prodotto commerciale sugli scaffali dei supermercati), avere il nuovo cellulare, la nuova auto sgargiante, l’ennesimo nuovo paio di scarpe. Cosi si sacrifica la prospettiva rivolta verso il “sé” e si focalizza la mente, tempo e denaro, su piaceri immediati e non conquistati, di consumo e non di creazione, che diano visibilità ma non soddisfazione, poiché ci sarà sempre qualcosa di più bello da invidiare al vicino che quindi “bisogna avere”. La ricerca di qualcosa, dalla bibliografia di una tesi a un sogno di vita, è un processo che richiede sacrifici e ostinazione, sofferenze e concentrazione. Richiede attenzione verso se stessi e non verso il mondo esterno.Concetti che non sono propri di una società fatta più di “ mostrare-che-di-possedere”, di acquistare( etimologicamente “cercare di avere”) invece che conquistare( “andare in cerca”, nella sua accezione militare il suo significato diventa “far suo”, con le armi-con dei mezzi). Cosa vuol dire tutto ciò? Semplicemente che chi prova ad uscire da questo schema consumisitico per ricercare la propria persona, diviene discriminato dall’esterno. E chiunque in questa società, probabilmente come in tutte, ha paura di stare ai margini di essa, poichè si sentirebbe perso e solo in un mondo di homo homini lupus.La maggior parte delle persone sacrifica la ricerca della pace del sogno e della gioia per adagiarsi su piaceri più riconoscibili dalla società e che per questo sono più facili e comodi da accettare e da mostrare. Discutendo con un amico è sorta la domanda: ti sei mai chiesto perche è più facile picchiare un vagabondo(o dargli fuoco come 4 ragazzi italiani hanno fatto qualche giorno fa, non extracomunitari tra l’altro) che non parlare con lui, ascoltarlo e nel caso volesse condividere un piatto caldo?Perche il vagabondo è una espressione visivamente forte, che colpisce e rimane impressa nella mente, di qualcuno che sfugge alla schematicità delle categorie mentali capitaliste che sono annidate nella mente di ognuno di noi. Non lo capiamo e ci fa paura non capirlo! E se potesse avere ragione anche solo nel 10% delle cose in cui crede e dice? Con quali argomenti potremo obiettare? Allora è più facile, e comodo, metterlo ancora più ai margini dandogli un calcio nei denti che non compromettere se stessi offrendogli un piatto di pasta. Cosa penserebbe il mio vicino se mi vedesse in questa situazione? Allora anzichè un calcio meglio dargliene due! è la faccia cattiva di Mazua che avanza. Chiudo con un concetto di respiro. Contro l'idea antica che la guerra violenta sarebbe un elemento essenziale per ripristinare l'ordine e la pace, Gandhi affermava il principio della ahimsa, una parola sanscrita tradotta nelle lingue europee moderne con il termine “non-violenza” (“a” = “non”; “himsa” = “violenza”, “ingiuria”, “male”). Ahimsa significa non usare violenza, non far del male, amare, ma anche essere giusti nei confronti degli altri e astenersi da qualsiasi forma di sfruttamento.Gandhi ci dice che l’essere giusti e l’ astenersi da ogni forma di sfruttamento(dalle risorse naturali all’uomo) è la precondizione necessaria affinché si ripristini l’ordine e la pace.La pace è la conseguenza di un processo dunque. A che punto siamo di questo processo? A ognuno la sua risposta. La mia a riservo per una prossima riflessione ed un prossimo articolo. Luca Catalano, 23 anni, studente Relazioni Internazionali Università di Pisa e Copenaghen. |




Quando si parla di pace se ne parla sempre come se dovesse avere la P maiuscola. La pace è la pace tra i tra i membri di una comunita e tra le comunità; di una etnia e tra le etnie; di un popolo e tra i popoli; di una nazione e tra le nazioni. La pace diventa

