Scritto da Luisa Monforte    Venerdì 30 Gennaio 2009 12:48    PDF Stampa E-mail
Babbo Natale, benvenuto nell’era del lavoro precario!
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Società - Attualità
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Più di Harry Potter e di Topolino. Ancor più della Coca-Cola stessa che nel 1931 gli diede un’identità. In quasi venti secoli di attività, Babbo Natale si è ritagliato un posto fisso nel mondo dei bambini. Semmai in qualche parte del mondo esistesse una CGIN, ossia una Confederazione Generale Internazionale del Natale, questa potrebbe confermarvi che il contratto del Signor Santa Claus è a tempo indeterminato e non prevede pensionamento.

 

Ma, in quest’era di lavoro precario per molti, anche il mestiere di Babbo Natale inizia a vacillare. Qualcuno, come Don Luigi Di Carlo, a Garlasco, ha provato esplicitamente a mandarlo in pensione, dicendo ai bambini presenti alla messa domenicale che “Babbo Natale non esiste”. Altri lo hanno lasciato alla porta nelle scuole materne di Sarajevo, perchè la direttrice dei ventiquattro istituti della città, Arzija Mahmutovic, ha dichiarato: “Babbo Natale non ha nulla a che fare con la tradizione bosniaca e islamica”. Ma a dispetto dei benpensanti, che lo vorrebbero in coda alle poste il primo giorno del mese, Papà Noel ancora parla e legge in tutte le lingue del mondo. Rallenta il tempo a suo piacimento. Dorme di giorno, lavora di notte. E non possiamo vederlo, per quanto su Facebook sia presente sotto quattrocentosessanta tag. Per la CGIN, il sovraffollamento di impostori internauti e l’ostilità di certi ambienti basterebbe a spiegare perché quest’anno Babbo Natale abbia scelto di sguinzagliare meno assistenti, in giro per la capitale.Eppure a Roma, Don Franco, parroco della Chiesa Nostra Signora di Guadalupe sostiene che: “Babbo Natale non esiste, però i bambini è giusto che sognino. L’importante è che il sogno che gli si regala da bambini, non diventi l’inganno di una vita”.Secondo Luigi Speciale, direttore dell’agenzia Saltimbanco Animazione, che nel periodo natalizio si occupa di smistare Babbi Natale sul territorio romano: “Le richieste quest’anno sono arrivate principalmente da parte di privati cittadini. Sono diminuite molto, invece, le richieste di un Babbo Natale da parte di scuole e comuni”. In alcune scuole, come quella per la prima infanzia Patatrac di Roma, Annamaria, educatrice, chiarisce che: “La scuola deve preparare i bambini ad un evento che si svolge al di fuori di qui, quindi va insegnato loro piuttosto il perché arriva Babbo Natale. Poi, ogni bambino festeggia il Natale in relazione alle credenze della propria famiglia. Gli educatori non decidono quello in cui devono credere i bambini, ma li rendono autonomi nell’affrontare quello che la famiglia o la società propone loro. Per questo non chiamiamo Babbo Natale”.E che possa entrare anche nelle case che non hanno un camino magari è vero. Ma quest’anno, senza dubbio, non gli è stato dato di entrare nella scuola materna che frequenta Simona, figlia di Katerina P., bulgara e di religione ortodossa, che dice: “Avrei voluto che la scuola di Simona ingaggiasse un Babbo Natale, avrei portato volentieri dei regalini. Ma mi hanno detto che ci sono bambini di diverse religioni e quindi… Djado Koleda lo inviteremo a casa, la notte di Natale.”. “Non è una questione di religione” - lo dice e pensa la maestra L.C. della scuola P. L. di Roma - “Babbo Natale è il simbolo della bontà. Nella nostra scuola i bambini sono principalmente cattolici, ma abbiamo anche degli evangelisti e fino all’anno scorso abbiamo avuto dei bambini musulmani. Non abbiamo avuto mai problemi, Babbo Natale qui è sempre arrivato, per tutti”.

A quanto sembra, a Roma, nessuno vuole che la fabbrica del vecchietto Lappone emuli Alitalia, tanto meno alcuno vorrebbe portarsi sulla coscienza migliaia di elfi in cassa integrazione. Sembra piuttosto che ci sia stata: “Una forte riduzione del budget disponibile per l’organizzazione di una festa natalizia” - asserisce Luigi Speciale - “su quaranta comuni di Roma e provincia che abbiamo contattato, quest’anno, soltanto tre (Ciampino, Marino e Albano) ci hanno risposto positivamente.  Nelle scuole fino all’anno scorso c’era stata una crescita esponenziale degli ingaggi per Babbo Natale, quest’anno c’è stato un brusco arresto, forse dovuto anche al fatto che si sono enormemente complicate le procedure burocratiche. Ma il numero di Babbi Natale che ho mandato in abitazioni private è lo stesso rispetto agli anni passati, forse anche qualcuno in più”.

Come a dire: la crisi economica se c’è non ha risparmiato certo Santa Claus, ma parlare di pensionamento per il pasciuto vecchietto è troppo. Diciamo che, mentre tutti i beniamini dei più piccoli sono impegnati in un repentino trasloco dal mondo della magia al più attuale pianeta della realtà virtuale, Babbo Natale torna alle origini. E se c’è stato un tempo in cui lo si vedeva nelle scuole o nelle piazze, i bambini di oggi, come quelli di molti anni fa, Babbo Natale lo attendono a casa. E qualche bambino più sensibile risponde al precariato. Simona (tre anni): “Bisogna lasciare latte e biscotti davanti alla finestra, se no Babbo Natale resta digiuno tutta la notte”.

 

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