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| Chavez e i suoi amici |
| Internazionale - Esteri |
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Domenica l’abbiamo visto insieme a Correa, il suo omologo ecuadoriano. Oggi è accanto a Lula. Domani potrebbe sedersi di fronte ad Obama. Non c’è dubbio: gli assetti politici in America Latina stanno mutando, non tanto col cambiare dei presidenti dei suoi Stati, quanto con l’incedere di una situazione internazionale che appare sempre più chiara. Neppure il petrolio può salvare dalla crisi economica, e trascinare i paesi che ne detengono i principali giacimenti fuori dall’incubo del collasso. Accade anche in Russia, dove Medvedev, alias Putin, prova a istituire un cartello di prezzi fissi degli idrocarburi validoa livello mondiale, mentre tratta con i singoli Stati dell’Unione Europea, e non con l’affamata Unione in toto, per affermare un mercato sempre meno concorrenziale. Anzi: speculativo.
La crisi economica mondiale ha portato all’abbassamento dei consumi, e come diretta conseguenza alla diminuzione della domanda di petrolio e di gas. E Chavez, con le sue riserve, con i suoi giacimenti offshore, ha subito il colpo. E così, si presenta puntuale, anzi in largo anticipo, all’incontro con Lula, con il quale ha avviato da mesi una serie di incontri bilaterali. Chavez ha chiesto un aiuto economico al presidente brasiliano, per portare a termine alcune opere nazionali e per investire nelle infrastrutture. Il presidente della rivoluzione socialista ha stretto la mano anche a Correa, la settimana scorsa, con cui ha deciso che si mobiliterà per l’affermazione e il consolidamento di una cierta prensa. In sostanza, in beffa ai rapporti della Freedom House, il tentativo è quello di cercare di eliminare il dissenso sul lato mediatico, contro una stampa definita borghese e contraria al suo modello socialista.
Dietro tutto ciò, l’ombra di Obama. Da quando il nuovo presidente si è insediato alla Casa Bianca, i rapporti tra Stati Uniti e Venezuela sembrano migliorare. Lula aveva sempre cercato di fare da pacificatore tra i due Stati, anche quando c’era Bush, Ma adesso l’atteggiamento è diverso: tende la mano a Chavez, mentre con l’altra sembra porgergli l’invito a trattare con Obama. Una stretta di mano che sa di ricatto.
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Commenti
La stampa venezoalana è prettamente borghese, assolutamente di tendenze occidentali e etnocentriche, e il 70% dei media del Paese sono in mano all\'opposizione. Noi subiamo sempre le conseguenze di questo etnocentrismo, come nel caso della televisione venezuelana, chiusa a mio avviso giustamente dal governo mesi fa.
Se a questo si aggiunge la forte tendenza governativa - e ricevitrice di contributi - della Freedom House e di organizzazioni varie come Reporters Sans Frontiers... la dittatura è fatta. Soprattutto detta.
Al di là delle legittime (e peculiari della tanto sbandierata real politik) aspirazioni a leadership della zona, il Venezuela è una delle più grandi democrazie del mondo, anche nell\'autoreferenzial e accezione occidentalizzan te del termine.
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