Scritto da Alessia Chiriatti    Mercoledì 27 Maggio 2009 00:06    PDF Stampa E-mail
Chavez e i suoi amici
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Internazionale - Esteri
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Il Presidente venezuelano stringe patti e alleanze per salvare il suo paese dalla crisi finanziaria in atto. Adesso le cose sono cambiate: il vicino di casa non è più Gorge W. Bush.

 

Domenica l’abbiamo visto insieme a Correa, il suo omologo ecuadoriano. Oggi è accanto a Lula. Domani potrebbe sedersi di fronte ad Obama. Non c’è dubbio: gli assetti politici in America Latina stanno mutando, non tanto col cambiare dei presidenti dei suoi Stati, quanto con l’incedere di una situazione internazionale che appare sempre più chiara. Neppure il petrolio può salvare dalla crisi economica, e trascinare i paesi che ne detengono i principali giacimenti fuori dall’incubo del collasso. Accade anche in Russia, dove Medvedev, alias Putin, prova a istituire un cartello di prezzi fissi degli idrocarburi validoa livello mondiale, mentre tratta con i singoli Stati dell’Unione Europea, e non con l’affamata Unione in toto, per affermare un mercato sempre meno concorrenziale. Anzi: speculativo.

 

La crisi economica mondiale ha portato all’abbassamento dei consumi, e come diretta conseguenza alla diminuzione della domanda di petrolio e di gas. E Chavez, con le sue riserve, con i suoi giacimenti offshore, ha subito il colpo. E così, si presenta puntuale, anzi in largo anticipo, all’incontro con Lula, con il quale ha avviato da mesi una serie di incontri bilaterali. Chavez ha chiesto un aiuto economico al presidente brasiliano, per portare a termine alcune opere nazionali e per investire nelle infrastrutture. Il presidente della rivoluzione socialista ha stretto la mano anche a Correa, la settimana scorsa, con cui ha deciso che si mobiliterà per l’affermazione e il consolidamento di una cierta prensa. In sostanza, in beffa ai rapporti della Freedom House, il tentativo è quello di cercare di eliminare il dissenso sul lato mediatico, contro una stampa definita borghese e contraria al suo modello socialista.

 

Dietro tutto ciò, l’ombra di Obama. Da quando il nuovo presidente si è insediato alla Casa Bianca, i rapporti tra Stati Uniti e Venezuela sembrano migliorare. Lula aveva sempre cercato di fare da pacificatore tra i due Stati, anche quando c’era Bush, Ma adesso l’atteggiamento è diverso: tende la mano a Chavez, mentre con l’altra sembra porgergli l’invito a  trattare con Obama. Una stretta di mano che sa di ricatto.

 

 

 

Commenti  

 
0 #4 Federica Piovesana 2009-05-29 14:25
figurati ale! anzi, mi è sembrato un buon articolo, che mette in rilievo un cruciale triangolo diplomatico che vale la pena evidenziare. aggiungerei solo l\'idea che quando si parla di risorse energetiche in sudamerica è bene includere nell\'analisi il ruolo di altri paesi (mi riferisco particolarmente alla bolivia). e, magari sbagliandomi, consiglierei di analizzare la questione risorse più come un vettore fondamentale dell\'integrazione subregionale che come un settore che si riassesta in conseguenza della crisi.
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0 #3 Mattia Fonzi 2009-05-27 15:39
Analiticamente d\'accordo con Federica. Non sono d\'accordo sul presunto tentativo di eliminare una presunta stampa borghese a favore di quella basata sul modello socialista.
La stampa venezoalana è prettamente borghese, assolutamente di tendenze occidentali e etnocentriche, e il 70% dei media del Paese sono in mano all\'opposizione. Noi subiamo sempre le conseguenze di questo etnocentrismo, come nel caso della televisione venezuelana, chiusa a mio avviso giustamente dal governo mesi fa.
Se a questo si aggiunge la forte tendenza governativa - e ricevitrice di contributi - della Freedom House e di organizzazioni varie come Reporters Sans Frontiers... la dittatura è fatta. Soprattutto detta.
Al di là delle legittime (e peculiari della tanto sbandierata real politik) aspirazioni a leadership della zona, il Venezuela è una delle più grandi democrazie del mondo, anche nell\'autoreferenzial e accezione occidentalizzan te del termine.
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0 #2 Alessia 2009-05-27 07:59
Grazie Federica, sono d\'accordo con te. Effettivamente il ruolo di Cuba va rivalutato. Politica di distensione o semplice cambiamento di rotta?
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0 #1 Federica Piovesana 2009-05-27 05:51
...o forse sa di intercedere diplomatico in vista di una ledership regionale, contesa da tempo da Lula e Chavez, che diventa sempre più ambita con l\'avanzare dei trattati costitutivi dell\'Unasur. credo che l\'obiettivo di questo tentativo di avvicinamento non sia tanto il miglioramento della cooperazione tra Brasile e Venezuela, cementata dall\'entrata della repubblica bolivariana nel Mercosul, né il rafforzamento delle relazioni economiche tra Venezuela e USA, paradossalmente già solide (gli USA, insieme alla Colombia, sono il primo partner commerciale dell\'industria petrolifera venezuelana, settore chiave dell\'economia del paese sudamericano); credo piuttosto che l\'obiettivo sia sciogliere il nodo storico delle tensioni tra Usa e Cuba, che oggigiorno assume una dimensione regionale concreta, e non solo ideologica come neglia nni \'70, poiché l\'ALBA ne costituisce una proiezione multilaterale. in una fase in cui si tenta di rimodellare l\'integrazione regionale delle americhe e del subcontinente, arrivando ad includere nell\'agenda del Miami Process il tema del ritorno di Cuba nell\'OEA, credo che si senta l\'esigenza di un allineamento sudamericano sui dossier caldi della diplomazia continentale, sfruttando le condizioni favorevoli offerte dall\'apertura di Washington a tal proposito. la recente nomina di Arturo Valenzuela, oppositore delle teorie sull\'ingerenza figlie della dottrina Kirkpatrick, come responsabile delle relazioni con l\'america latina della Casa Bianca, ci rende ottimisti in tal senso. forse potremmo parlare semplicemente di disgelo, e di un Lula volenteroso di piazzarsi al centro dei negoziati per legittimare ulteriormente la sua aspirazione alla leadership regionale e per rinvigorire i consensi dei capi di stato vicini attorno alla candidatura del Brasile al Consiglio di Sicurezza...
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