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| Mobbing sul lavoro: cosa fare? |
| Società - Attualità |
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Il 25 settembre scorso sono stata a Bologna ed ho partecipato all’incontro trimestrale sul mobbing dell’associazione Prima, aperto a tutti, soci e non. Devo dire che sono rimasta molto delusa. Tralasciando la veramente squallida e deprimente location sita in una scuola decadente e tetra, tutta la serata non è stata assolutamente partecipativa in quanto incentrata sull’ eclatante vicenda di mobbing di un dipendente dell’azienda di trasporti.
La vicenda era davvero da incubo, con minacce neanche tanto velate all’incolumità fisica di questo poveraccio, ma ognuno di noi, quattro anime in tutto, avevamo un aneddoto da sottoporre, non il caso in toto, ma qualche accenno sì ed almeno un paio di domande. Nulla, non abbiamo quasi spiccicato parola. Solo io, arrabbiata e con santa ragione, credo, alla fine sono riuscita a farmi rilasciare un paio di informazioni che, a mio avviso, l’associazione Prima dovrebbe dare prima del versamento dei 45 euro per il tesseramento. Da quanto ho capito, e sintetizzando molto la faccenda, ciò che si può fare, fermo restando che sono necessari almeno sei mesi di mobbing, è: - tenere tutte le prescrizioni e referti medici, soprattutto quelli di natura psichiatrica e neurologica - girare per l’azienda con un registratore in tasca per catturare tutte le angherie - nel caso si vada in tribunale, tappa obbligata per far valere le proprie ragioni, procurarsi dei testimoni vale a dire quelle stesse persone che ti ignoravano o vessavano e che, cosa non difficile, continuano a lavorare nell’azienda che stai denunciando. Va da sé che io a) essendo stata licenziata e non essendo grazie a Dio impazzita; b) non avendo avuto la possibilità di registrare alcunchè, anche perchè la maggior parte delle azioni persecutorie non erano verbali ma costituite da azioni ed atteggiamenti (vedi il racconto), di più, era proprio il silenzio e l’emarginazione a farmi soffrire maggiormente; c) non avendo uno straccio di testimone, posso solo attaccarmi al tram. Sempre se lo piglio. L’associazione Prima è fondamentalmente basata su una serie di corsi a pagamento sulla difesa verbale, della serie: quando il tuo capo ti vessa tu rispondigli con un sorriso smagliante...lo spiazzerai. Intendiamoci, queste cose funzionano, ma io penso che ci vuole anche la persona adatta. Sono convinta che per il mio carattere diretto e spontaneo non ce la potrei fare. Se sei socio dell’associazione puoi ottenere un primo colloquio gratuito (non sempre, dipende dalla fretta che hai dato che l’attesa è lunga) con lo psicologo fondatore, tale Dott. Ege, ed hai diritto, sempre se sussistono le condizioni per agire legalmente, ad un patrocinio dei loro legali con i costi minimi del tariffario. Il mobbing è stato riconosciuto dalla medicina, finanche dall’Inail che l’ha annoverato tra le cause di malattie psicosomatiche, ma provarlo non è facile. Certo, dovevano senz’altro cautelarsi da chi, al primo sgarbo, poteva gridare impropriamente di essere mobbizzato, ma quella di produrre testimoni potevano evitarsela. Comunque, immagino che se l’azione mobbizzante è eclatante qualcosa si possa fare anche se, tornando alla serata dell’incontro del 25, lo psicologo aveva delle perplessità finanche sulla vicenda clamorosa che è stata sviscerata quella sera in cui la vittima raccontò che tutti, colleghi e superiori, ce l’avevano con lui, che ormai in azienda era un caso e che non ci sarebbe stato nemmeno un cane disposto a mettersi contro il sistema aziendale. Insomma, mi è sembrato che i due esperti arzigogolassero molto, ma risolvessero poco. Tenete conto che a questo lavoratore facevano cadere addosso dall’alto utensili da lavoro, veniva relegato a macchinari non a norma, gli avevano saldato l’armadietto e la cassettiera coi suoi utensili, lo minacciavano di riempirlo di botte. Tutto perchè più preparato dei suoi colleghi e perchè è di quelli che denunciano le anomalie dell’azienda ai “piani alti”. Di solito il mobbing lo subiscono gli onesti ed i più professionali, vai a capire perchè. Io non voglio demoralizzare nessuno ma, al contrario aprirvi gli occhi. Quindi, se siete vittime di mobbing: - Andate dal vostro medico, lamentatevi dei disturbi, fatevi consigliare uno psicologo e non mancate alle sedute. Conservate tutte le ricette ed le diagnosi. - Cercate degli alleati: spesso i colleghi si ritirano in disparte, per evitare che il mobbing possa estendersi anche a loro. - Non isolatevi: coltivate le relazioni sociali, frequentate gli amici, rinsaldate i rapporti familiari spesso impoveriti dal punto di vista affettivo, non vergognatevi della situazione, non autocolpevolizzatevi. - Non parlate incessantemente del problema: può stancare amici e familiari e quindi potreste trovarvi ancora più soli. - Divulgate all’interno dell’azienda la vostra situazione: potrebbe far sorgere tra gli altri dipendenti un movimento d’opinione a vostro favore. - Frequentate associazioni contro il mobbing e gruppi di autoaiuto: rivolgetevi unicamente a quelle strutture che non hanno scopo di lucro. - Se potete e la situazione si presta registrate tutto ciò che vi dicono sul lavoro. Non sapete se siete vittime di mobbing? Niente paura: di solito il vero mobbizzato è confuso. Allora fatevi queste domande: - Hai problemi sul lavoro? - Scompaiono improvvisamente benefit o strumenti di lavoro? Se ci sono gli estremi fate causa a quei bastardi ed appoggiatevi ad esperti come quelli dell’associazione Prima. Ma se non riuscite a fare nulla, andatevene da lì e cercatevi un altro lavoro, questo è un mio consiglio spassionato. Lo so che il lavoro serve, non lo dite a me, ma quella non è vita, si perdono affetti, serenità, personalità. E ricordate: IL MOBBING NON E’ UNA MALATTIA, MA PUO’ ESSERNE UNA CAUSA, sta noi decidere se ammalarci o no.
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Commenti
Spero che qualcuno mi risponda.....mille grazie
Mi raccomando!
ultimamente mi trovo molto a disagio a lavoro e spesso non ho voglia di andarci...questo mio disagio è causato da una capoturno ke mi segue sempre e ogni 5 minuti viene a controllare ke io faccia il mio lavoro, ke mi fa fare compiti che le mie forze fisiche non me lo permettono, che mi induce a parlare con lei in modo incontrollato perche mi fa perdere la pazienza con conversazioni che conduce lei come vuole lei e non mi fa mai dire le mie giustificazioni . Nell\'ultimo mese ho ricevuto 3 lettere disciplinari sulle quali sono stati scritti fatti non veritieri.Poi le mie risposte a queste lettere non vengono accettate e di conseguenza mi vengono applicate anche sanzioni.
Poi negli ultimi mesi a lavoro si è creato un clima molto teso. Quasi nessuno parla con me e neanche mi saluta al mio arrivo. Io da educazione saluto tutti.
Mi sento emarginata.
Di conseguenza io sono molto stressata da questo, mi viene sempre da piangere non mi riesco a controllare, parlo poco, a casa spesso divento nervosa per sciochezze.
Quando si avvicina l\'orario in cui devo andare a lavoro non ho la voglia e mi sento soffocare.
Secondo voi cosa dovrei fare?? come mi devo comportare? chi mi puo tutelare?
Spero che qualcuno mi risponda...grazie
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