Scritto da Giancarlo Longo    Lunedì 30 Novembre 2009 22:56    PDF Stampa E-mail
Fuggire altrove o rimanere incatenati a lottare?
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Società - Attualità
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“Repubblica” ha pubblicato una lettera aperta di un padre che, esaminando le disgrazie e i drammi italici, invita il proprio figliuolo ad emigrare, una volta finiti egregiamente gli studi.

E’un modo indiretto per analizzare il problema della fuga di semplici, buoni, giovani studenti. Ci metterei dentro anche la categoria dei giovani lavoratori.

Il padre in questione, Pier Luigi Celli, è il direttore generale della “Libera Università Internazionale degli studi sociali” Luiss Guido Carli.

Elogiando il figlio per la sua positiva e “inaspettata” carriera universitaria, lo invita a lasciare l’Italia, per trovare un mondo che gratifichi i suoi sforzi, le sue ambizioni e le sue qualità. Perché l’Italia è un paese che non ha un futuro roseo, dove i valori di solidarietà ed onestà sono saltati, emergono facili individualismi e carriere prive di ogni base meritocratica. Celli continua sostenendo che il futuro riserverà al figlio uno stipendio misero rispetto ad un ”tronista” o ad una velina. Sintetizzando: guardandosi intorno, l’unica soluzione è la fuga. Mi domando: se per uno studente “figlio di” il futuro è questo, un normalissimo studente medio cosa farà? E’ evidente che il problema non sorge ora. La lettera del Direttore Generale della Luiss  ha certamente colto nel segno, ponendo all’ordine del giorno una scelta che molta gente ha già fatto molti anni fa. Lo studente medio, suppongo, ci stia pensando da anni ad una fuga rapida e speranzosa. Ormai è nella consuetudine prospettarsi un futuro lontano dall’Italia. Con tutte le sofferenze del caso, come sostiene anche Celli. Le recenti riforme universitarie non possono che imbarazzare l'onesto cittadino, la ricerca di un lavoro non può che troncare la fiducia  nel sistema di un giovane qualsiasi, figlio di un uomo qualunque. Sentirsi ripetere sempre che è importante "conoscere", avere i "contatti giusti", sono l'immagine di una mediocrità imperante, diffusa e radicata ormai nella quotidianità. Avere un buon curriculum, tranne che in sparute circostanze, non serve praticamente a niente. La lettera non dice niente di nuovo per chi vive questa situazione ogni giorno. E'  stato necessario però  l'intervento del direttore generale della Luiss per aprire una discussione in proposito.

Come si è giunti a questa situazione ridicola e indecorosa? Avallando loschi e inadeguati individui alla guida del paese, accettando ogni decisione, subendo e avvantaggiandosi di improponibili scelte politiche ed amministrative. Non si può fare riferimento solo agli ultimi anni. Dal più semplice mestiere al più subdolo contratto di lavoro, serve l’intervento di un "divino", con la “parola importante” e dalla cultura spesso magra. Tutti succubi e proni nei fatti, cialtroni e opportunisti nel combattere il sistema. Italiani e cortigiani. I Partiti, le corporazioni, le aggregazioni professionali, i sindacati, la burocrazia, la sanità ….. non sembra ci sia la luce in fondo al tunnel. Da qui la necessità, come unica possibilità, di rifugiarsi in un altro paese europeo e non, che pur avendo i suoi problemi, possa garantire il rispetto della dignità umana, dei valori effettivi, oltre ad offrire un minimo di scelta professionale.

Da qui il dubbio: fuggire e lasciare i disastri italici alle spalle o rimanere a combattere civilmente per non darla vinta a questa classe dirigente (è la stessa da molti anni)? In ogni caso, porsi questa domanda è una sconfitta e una colpa di chi ha preceduto le nuove generazioni. Rimanere è veramente molto difficile.

GUARDA I RISULTATI DEL NUOVO SONDAGGIO:  Disoccupati ad honorem. Italia: Il paese dei laureati in fuga. Dopo la lettera di Pier Luigi Celli a suo figlio pubblicata su Repubblica, voi cosa ne pensate?

 

Commenti  

 
0 #1 unacomuneanna 2009-12-02 14:25
Rimanere!rimane re! non solo per non fare il gioco di una certa classe dirigente che preferisce certi menti fragili e inette, ma anche per non giustificare e rafforzare quel “POPOLO” che da essa si sente ben rappresentato. Insomma, per non chiudere il cerchio.
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