Scritto da Stefano Martella    Martedì 22 Dicembre 2009 09:02    PDF Stampa E-mail
“The show must go on”
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Rubriche - Lo specchio
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13 Dicembre 2009 L'Italia è caduta improvvisamente nel “tempo dell'odio”.
Dopo il fascismo, gli anni di piombo e tangentopoli ecco una nuova definizione per descrivere un accaduto o un periodo storico.
Può certo sembrare una descrizione forte, ma come può essere altrimenti definito il clima che il paese sta vivendo a partire da quel pomeriggio di Dicembre, teatro dell'aggressione subita dal premier Silvio Berlusconi? Da allora una sola parola echeggia nella mente degli italiani: l'odio.
Siamo dunque piombati in un nuovo scenario dai connotati surreali.
“Paese intossicato, isoliamo gli untori!” è quanto dichiara il ministro Brunetta sulla vicenda, “campagna del network dell'odio” incalza Cicchitto, “atto di terrorismo” rincara Bossi, “lotta tra il bene e il male” sentenzia il Ministro Alfano. Queste sono solo alcune delle dichiarazioni politiche imbottite di toni tra l'apocalittico e il manzoniano, tra il teologico e l'onirico.
Il Ministro dell' Interno Maroni, riferendo alle Camere, ha parlato della possibilità di emulazione di gesti violenti; per ora l'unica emulazione in atto è quella delle affermazioni politiche. Casini a tal proposito ha inaugurato una frase che sta riscuotendo particolare successo nel variegato mondo degli enunciati istituzionali: “solidarietà al premier senza se e senza ma”; insomma un vero e proprio motto adottato da un grosso numero di esponenti della maggioranza e dell'opposizione.
Premettendo che sia deprecabile qualsiasi forma di dissenso che sfoci nella violenza, devo tuttavia osservare che le parole del leader Udc suonano come sacrosante se circoscritte in un ottica di doverosa dialettica diplomatica, in altre parole se rimangono racchiuse in una cinica dichiarazione di facciata. Se cosi non fosse questa espressione parrebbe insignificante.
Da un politico forse ci si aspetterebbe di più che un semplice bollare la vicenda come indiscutibile. Non bisognerebbe aspettarsi un adeguata analisi politica con tanto di connessione causale? Un'osservazione sulle motivazioni della violenza in questione? Se questo non dovesse accadere potremmo dire di trovarci di fronte o ad un politico superficiale o ad un folle ed isolato gesto di uno psicopatico. Se fosse vera la seconda ipotesi però, mi dispiace per Cicchitto, la teoria dell'odio crollerebbe.
Qualcuno ha tuttavia osato uscire dal cerchio delle frasi di circostanza: i temerari Rosy Bindi e Antonio Di Pietro hanno deciso di affrontare “l'inquisizione dell'odio” affermando, dopo una premessa condanna dell'aggressione, che le politiche e il linguaggio del Presidente del Consiglio hanno dato adito al nascere di un clima di forte contrapposizione.

La reazione degli “inquisitori” è furiosa. L'idea di essere stati trasformati da inquirenti a streghe non è ovviamente ammissibile. Parte dunque la controffensiva del capogruppo Pdl Frabrizio Cicchitto ed è talmente dura che si consiglierebbe a Di Pietro di rimanere lontano dai negozietti di souvenir.
Ma questa è cronaca dei giorni nostri e non basta a chiarire del tutto la situazione.
Il “tempo dell'odio” è caratterizzato da molti strani eventi, il più preoccupante di tutti è la perdita di memoria; amnesie generalizzate stanno colpendo politici e non.
Per chi invece non è ancora stato colpito dalla suddetta sindrome è facile ricordare diverse affermazioni e avvenimenti aventi protagonista Silvio Berlusconi e parte della maggioranza, antecedenti a questo “improvviso” periodo di ostilità. Ad esempio: “Non posso credere che ci siano cosi tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse” frase del Presidente Berlusconi rivolta agli elettori del centrosinistra, “con la sinistra l'esito sarebbe miseria morte e terrore” sempre il premier, “vada a morire ammazzata la sinistra che prepara il colpo di stato” disse Brunetta e si potrebbe continuare a lungo. Ritorna alla mente il “il partito del dito medio” del premier e di Daniela Santanchè, i severissimi toni nei confronti della stampa, della radiotelevisione e soprattutto della magistratura.
Insomma un triste excursus storico, ben più ampio di quanto sinteticamente descritto, al quale forse si farebbe volentieri a meno ma dato che il Cavaliere ci insegna che “l'amore trionfa sempre sull'odio”, posso tranquillamente dire di amare troppo la verità storica per poterla accantonare.
Conviene allora far ricorso a delle domande, spesso più esplicative di alcune risposte: Che cosa sarebbe accaduto se la vittima dell'aggressione fosse stato il presidente dell'Anm? Apparirebbe un ipotesi cosi remota in questo periodo? Chi sarebbero stati allora gli “untori”?
Forse le risposte, come frequentemente accade, risiedono nelle nostre coscienze; tuttavia vi è un aspetto che sembra essere evidente: il terreno che sta infiammando questo dibattito politico appare troppo scivoloso per decretare santi e peccatori.

Ritornando a quel pomeriggio di Dicembre, nel vedere quel viso insanguinato, devo ammettere di aver provato un forte disagio umano e di essere stato colpito da una scena in particolare. Una tra le più alte cariche istituzionali di una potenza mondiale, decide, immediatamente dopo un attacco rivolto alla sua persona, di uscire allo scoperto, di esporsi nuovamente. Un'immagine che è rimasta stampata negli occhi di tutti è stata dunque quella di Berlusconi uscire dalla sua vettura e mostrare il volto straziato.
Come un grande attore decide di rientrare in scena e presentare una nuova maschera, tra le più efficaci, la vittima sacrificale. Nonostante tutto “the show must go on”.
 

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