Scritto da Giacomo d'Amelio    Mercoledì 27 Gennaio 2010 14:44    PDF Stampa E-mail
Appena passato il Natale etiope
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Internazionale - Esteri
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Appena passato il natale Etiope (9 Gennaio), pronti per una Epifania (19 Gennaio) di canti e balli ortodossi per le strade, il nostro ministro degli esteri Frattini approda ad Addis Ababa.

Seme di questo “nuovo fiore” (Addis Ababa) fu Taitu, consorte di Menelik II. Siamo alla fine del XIX secolo. Taitu vide scorrere a valle fiumi copiosi (e non sapeva ancora bene quanto!) attorniati da una florida vegetazione, verde colorata ed accogliente. Decise quindi di trasferire la sua residenza nella zona collinare sottostante ad Entoto. La vecchia capitale infatti era arida ma strategicamente facile da difendere perché sita sulle montagne che si trovano a pochi Km da Addis andando verso Nord. Poco tempo dopo, consolidato il potere imperiale, fu seguita dal marito instaurando così ufficialmente la nuova capitale.

Dopo la restituzione dell’ obelisco rientrato ad Axum nel 2007, in tempo per i festeggiamenti del millennio etiope, con questa visita continua il consolidamento dei rapporti diplomatici tra Italia ed Etiopia. Sabato 16 Gennaio Frattini giunge ad Addis per inaugurare la nuova stazione di trasmissione energetica di Sebeta. L’imponente linea di trasmissione di Sebeta permetterà di convogliare per tutto il paese l’energia prodotta dalle centrali idroelettriche di Gilgel Gibe I e Gilgel Gibe II. Questo in termini pratici permette ora alla capitale di avere un sistema elettrico stabile. Fino a pochi mesi fa invece si avevano continui sbalzi e Addis si trovava costantemente al buio.

Gilgel Gibe II si trova a circa 250Km a sud-ovest di Addis ed è capace, grazie alle sue 4 turbine, di produrre 420 megawatts (mw), aumentando di circa il 38% l’offerta di elettricità del paese. Il progetto per questa centrale è costato circa 490 milioni di Euro (circa 5,2 miliardi di Birr, valuta locale) ed il governo italiano ha sostenuto il 52% delle spese. Principale contractor dell’opera è l’italiana Salini Costruttori la quale ha costruito anche Gilgel Gibe I. Questa stazione e queste centrali sono tuttavia solo alcune delle tappe previste per un progetto più grande. Esso mira a rendere l’Etiopia non solo indipendente dal punto di vista energetico ma anche un importante sito di esportazione.

Partner e principali sostenitori di questo sono il governo italiano e quello cinese accompagnati dai rispettivi partner privati. La Salini Costruttori ha quasi completato (95%) anche la costruzione del Tana Beles power generation project, capace di produrre 460mw, curerà inoltre la realizzazione della nuova Gibe III che si prospetta essere il vero polmone energetico con un capacità produttiva di 1.870 mw. La Cina invece dopo aver costruito anni or sono l’importante anello stradale che circonda Addis (gli etiopi ridono ancora per i palesi errori di traduzione presenti sui cartelli stradali), si è impegnata nel progetto energetico tramite due delle sue compagnie. La China Gezhouba Group Company Limited e la Sino-Hydro hanno inaugurato infatti due mesi fa la centrale di Tekeze.

Orgoglioso dell’opera Frattini ha chiuso la sua giornata di visita con un discorso allo Juventus Club di Addis dal titolo: “Africa ed Europa: Partnership e visione Italiana”. Dalle parole del Ministro emerge una volontà di cooperazione con il continente africano rispetto a temi quali quelli delle risorse energetiche e della sicurezza: “In anni recenti abbiamo compreso che c’è un Africa differente da quella dipinta come una terra di povertà, malattie e conflitti. L’Africa di oggi è da considerarsi molto più come un opportunità piuttosto che un impegno gravoso”. Per ottenere questo bisogna lavorare di concerto e favorire anche l’immigrazione legale. Alle domande di un settimanale locale (Capital) rispetto agli episodi di razzismo verificatisi in Italia nel mese di Gennaio (vedi Roma e Calabria) Frattini ha risposto velocemente sostenendo che sono episodi isolati e di poca importanza.

Il settimanale stesso nella sua edizione della Domenica sosterrà che il ministro italiano ha evitato brillantemente i temi caldi. Ha driblato le domande sulle prossime elezioni etiopi dicendo che non è interesse né europeo né italiano un coinvolgimento diretto e non ha proferito verbo riguardo alle attualissime questioni della terra. Da circa un anno infatti è in atto un pericoloso processo di acquisto di terreni. “Milioni di ettari in Etiopia, Ghana, Mali, Sudan e Madagascar sono stati ceduti in concessione per venti, trenta, novant’anni alla Cina, all’India, alla Corea, in cambio di vaghe promesse di investimenti”. Questa pare essere la nuova frontiera della colonizzazione dell’Africa. Come emerge dall’interessantissimo articolo di Carlo Petrini “Chi ruba la Terra ed il Cibo all’Africa” (pubblicato il 26/01/2010 su Repubblica) paiono oggi essere nuovamente i governi. Vi invitiamo alla lettura e ci uniamo a lui nel “sottoscrivere le parole del sociologo Jean Ziegler: «Da una parte si organizza la fame in Africa, dall’altra si criminalizzano i rifugiati della fame». E quelle di Thomas Sankara, rivoluzionario e capo del governo del Burkina Faso per qualche anno, prima di essere ucciso nel 1987, in un agguato organizzato dall’attuale presidente: «Bisogna restituire l’Africa agli africani»”.

 

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